Prigionieri del corpo. L’esplorazione attraverso la fotografia

Attraverso la fotografia Anne-Laure Autin ha voluto catturare il complesso quanto oscuro rapporto tra mente e corpo a partire da un’esperienza personale.

L’artista ci descrive nel dettaglio la sua esperienza estetica, le sue percezioni e le sue emozioni scaturite dall’arrivo di un forte e improvviso attacco di emicrania.

Qualche mese fa mentre ero stesa sul mio letto in un sabato pomeriggio ho avvertito che un attacco di emicrania stava arrivando. L’emicrania è una cosa nuova per me. Sono rimasta sorpresa dal senso di formicolio sulle membra. All’improvviso ho sentito come un’esplosione nella mia testa e pulsare. Allora è sopraggiunta la paralisi come un’ondata. Non riuscivo a muovermi, non potevo aprire gli occhi, non ero in grado di chiedere aiuto. La mia mente era attiva ma il mio corpo non rispondeva ai comandi.Ero prigioniera. Durò solo qualche istante ma è stata l’esperienza più terrificante della mia vita.”

Così l’artista con lo scopo di esorcizzare questa esperienza descritta come terrificante, ha deciso di esplorare quelle stesse emozioni che l’hanno colta all’improvviso. E l’ha fatto attraverso la fotografia.

Le fotografie così nate vogliono cogliere il link, quella impercettibile connessione che c’è tra il nostro corpo e la nostra mente. Questo particolare rapporto, come sottolinea l’artista, emerge drammaticamente quando la connessione tra le due viene meno.

Se ci riflettiamo un attimo, il corpo così come le sue funzioni naturali non lo percepiamo se non quando qualcosa nel suo meccanismo perfetto viene meno: il fiato corto, l’accellerazione dei battiti, un dolore. Quando sentiamo il nostro corpo, c’è qualcosa che no va. Questa sembra essere la formula o l’equazione: sento qualcosa uguale qualcosa non va oppure qualcosa non va uguale percepisco qualcosa fisicamente.

In questi momenti in cui avvertiamo sensazioni fisiche sgradevoli ci sentiamo come prigionieri del nostro corpo. L’ evitamento di tutto ciò che si impone all’attenzione fisica, il suo rinnegamento o al suo opposto un’eccessiva attenzione, è dietro l’angolo. Esplorare dunque queste sensazioni che si impongono alla nostra attenzione se non addirittura trasfigurarle in una ricerca artistica così come in analisi, “esorcizza” un corpo che rischia di essere rinnegato e perduto ma allo stesso tempo desiderato.

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Fonte: Lens Culture

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