“Uno psicologo nei lager” di Victor Frankl e la ricerca di senso [Lettura in corso]

In occasione della Giornata della Memoria, quale opportunità migliore per iniziare una lettura che da tempo avevo nel cassetto. Durante la lettura mi permetterò di aggiornare questo articolo con frasi, citazioni e riflessioni, alla ricerca di senso.

Un viaggio tra le pagine scritte da questo eminente psicologo, Viktor E. Frankl, che diede vita alla logoterapia, terza scuola viennese di psicoanalisi, e che si pone come obiettivo fondamentale la riscoperta del senso e dell’essenza dell’essere umano. La terapia ha come fine ultimo la ricerca di senso, anche se valido per quel singolo attimo di vita, quella fase critica che la persona si ritrova a vivere, è pur sempre un’occasione speciale di ricerca in cui accorgersi del desiderio di porsi domande e del piacere di cercare risposte.

Sarà un viaggio dunque di scoperta storica e teorica, il percorso di un uomo da vivere insieme se vorrete seguirmi in questo cammino.

Qui il libro per quanti vogliano unirsi alla lettura.

“Viktor Frankl, psichiatra, fu deportato nel settembre del 1942 a Theresienstadt, in Boemia, per poi essere trasferito ad Auschwitz, a Kaufering III e quindi a Türkheim. Scampò alla morte, ma perse le persone più care. Rientrato a Vienna dettò in soli sette giorni le sue memorie. Ciò che ne scaturì è questo libro. Non è un trattato, ma neppure un semplice memoriale della deportazione. È un documento umano di straordinario valore, il cui successo non è dovuto tanto all’oggetto del discorso, quanto alla particolarissima prospettiva con cui viene affrontato e al profondo messaggio che trasmette: la vita vale la pena di essere vissuta in qualunque situazione e l’essere umano è capace, anche nelle peggiori condizioni, di “mutare una tragedia personale in un trionfo”. Proprio questo aspetto costituisce uno dei motivi della inossidabile attualità dello scritto di Frankl: esso, infatti, pur narrando i tragici eventi a cui si riferisce, li trascende per incentrarsi sull’esplorazione della natura umana e delle sue potenzialità. E, in questo senso, ciò che dice vale non solo per l’esperienza della detenzione, ma anche per tutte le altre “situazioni-limite” (la sofferenza, la malattia, la disabilità, il lutto, ecc.) che sfidano la capacità umana di resistere e di sopravvivere. Ognuno di noi, pertanto, può trovare in questo libro un riflesso di sé: non necessariamente di ciò che è stato, ma magari di ciò che può diventare nonostante gli “urti” della vita, opponendosi al proprio destino e dominandolo dall’interno. Leggere Frankl è un’esperienza di rivelazione: ci induce a scoprire i lati migliori di noi.”

Buona lettura.

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